logo

Località o Codice annuncio:
Inserisci: un comune, una provincia, una regione, o un indirizzo specifico

Le ragioni della ripresa del marcato creditizio

Le ragioni sono sostanzialmente cinque. Innanzitutto il calo dei prezzi immobiliari, che sta riavvicinandoli alle disponibilità degli
acquirenti. In secondo luogo, la sostanziale stabilità sui minimi storici dell’Euribor, il parametro cui sono agganciati i mutui a tasso
variabile, e la nuova discesa verso i minimi dell’Eurirs, cui sono legati i mutui a tasso fisso. In terzo luogo, le aspettative di
sostanziale stabilità dei tassi su questi livelli nel medio periodo, stanti le necessità di sostegno alla flebile ripresa economica. Quarta
spiegazione è la contrazione degli spread, i ricarichi applicati dalle banche sui tassi, che si stanno sgonfiando dopo i picchi degli
ultimi due anni e mezzo, segnando quindi una riapertura delle condizioni creditizie. Non siamo ancora ai livelli precedenti il crack di
Lehman Brothers, ma la combinazione tra tassi ai minimi e spread in calo rende il costo dei nuovi mutui molto abbordabile anche
per i contratti variabili cap rate. Infine, il rimbalzo della fiducia tra gli italiani nei confronti della stabilità politica e l’auspicio che
l’economia nazionale intercetti la ripresa – anche perché, ragionano in molti, è difficile immaginare un contesto peggiore dell’attuale
–.
Tutti in attesa delle mosse Bce
Molte famiglie, così, stanno tornando sul mercato della casa. Altre, e qui sta la spinta che fa accelerare il mercato, hanno ragionato
sui costi di contratti datati e, invogliate dalle numerose possibilità contrattuali e legislative (principalmente la rinegoziazione, la
surrogazione e la sostituzione), stanno dismettendo mutui troppo onerosi e accendendone di nuovi, a condizioni più leggere. Non a
caso surroga e sostituzione hanno visto la loro quota sul totale delle erogazioni raddoppiare in meno di due anni, dal 4,2% del
secondo semestre 2012 all’8,8% del primo quadrimestre di quest’anno. Secondo gli analisti, tuttavia, restano due importanti fattori di
freno. Il primo e più generalizzato è economico: la perdita di potere d’acquisto delle famiglie dovuto al calo dell’occupazione per
effetto della crisi. Il secondo è normativo: il pasticcio della Tasi e l’applicazione di aliquote fiscali più pesanti sulla casa. Ma c’è chi
guarda con fiducia alle mosse della Bce.