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Imposta Sulla Casa A Doppia Corsia, Incassi Divisi Fra Stato E Comuni

di Gianni Trovati

Imposta sulla casa a doppia corsia, incassi divisi fra Stato e Comuni
MILANO. L’imposta municipale sul mattone è unica, ma la disciplina è di fatto divisa in due. Quella sull’abitazione principale viaggia con aliquota di riferimento ridotta (4 per mille), modificabile dai sindaci in alto o in basso del 2 per mille, ha una maxi-detrazione da 200 euro e finirà integralmente nelle casse dei sindaci; quella sugli altri immobili, dalle seconde case ai negozi, dagli impianti produttivi ai centri commerciali, manterrà l’aliquota di riferimento al 7,6 per mille, come previsto dal decreto sul federalismo municipale, sarà ritoccabile dai sindaci del 3 per mille e sarà divisa a metà fra Stato e Comuni. Questi ultimi, comunque, dovranno continuare ad accertare e riscuotere anche la quota statale.

È questa, nelle versioni del decreto «salva Italia» diffuse nella serata di ieri, l’architettura delle misure degli enti locali, in un pacchetto che, se sarà confermato dal testo che verrà pubblicato in «Gazzetta Ufficiale», potrebbe non dispiacere agli amministratori locali. In questo modo, infatti, si potrebbe evitare l’ulteriore inasprimento del Patto di stabilità, presente nei testi della manovra circolati dopo il consiglio dei ministri, contro cui i Comuni erano pronti a fare le barricate.

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La misura delle aliquote nelle mani dei sindaci
Per trovare la somma da girare allo Stato, secondo l’ultima versione della norma, occorre applicare «alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale», l’aliquota ordinaria. A questi fini, però, non valgono le detrazioni e le riduzioni di aliquota previste dalla normativa nazionale o da quella locale, per cui all’atto pratico il Comune dovrebbe trovarsi a girare all’Erario un po’ più del 50% del gettito prodotto dagli immobili diversi dall’abitazione principale.

I dettagli e le ricadute precise sui bilanci dei sindaci sono ancora da definire, ma la posizione degli amministratori locali non è di chiusura. «Il nodo – spiega Angelo Rughetti, segretario generale dell’Anci – è nella definizione della base imponibile, perché i gettiti calcolati a livello centrale quando è stato scritto il federalismo municipale peccavano per eccesso. Il ritorno dell’abitazione principale, e la clausola che riserva tutta questa parte ai Comuni, sarebbero però un dato positivo».

Visto con gli occhi dei sindaci, infatti, il ritorno dell’imposta sulla prima casa, anche con la detrazione da 200 euro che di fatto azzera i pagamenti per una fetta importante di abitazioni, ha un grosso pregio. La novità permette infatti di seguire la dinamica della base imponibile che cresce con le nuove costruzioni e gli accatastamenti, mentre il meccanismo dei rimborsi statali «congelava» gli importi. Grazie a queste misure e ai moltiplicatori applicati alle rendite catastali solo per il calcolo dell’imposta municipale, il mattone potrebbe generare un gettito annuo che supera i 20 miliardi di euro. Su una base cosi ampia, anche se divisa fra Stato e Comuni, i sindaci potrebbero avere molte possibilità per impostare scelte autonome di politica fiscale.

Mentre il nuovo colpo al Patto di stabilità non dovrebbe trovare spazio nel testo finale, rimane confermato il taglio di 1,45 miliardi al fondo sperimentale di riequilibrio, che si rifletterà anche sul fondo di perequazione in campo dal 2014.
gianni.trovati@ilsole24ore.com

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